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Disabilità e lavoro: il rischio di restare incastrati nelle "porte girevoli"

La legge 68 ha appena compiuto 20 anni. I numeri descrivono una situazione ancora troppo problematica. «Il dato eclatante sono i 145mila posti di lavoro scoperti e il 33% di inadempienze della Pubblica Amministrazione», denuncia il presidente di Anffas. E solleva un tema cruciale: formazione professionale e tirocini formativi rischiano di essere non la porta di accesso al mondo del lavoro ma una “porta girevole” in cui i giovani con disabilità restano per sempre

La legge che in Italia disciplina il diritto al lavoro delle persone con disabilità, è la (Legge 12 marzo 1999, n. 68) che ha da poco compiuto vent’anni. La legge promuove l'inserimento e l'integrazione delle persone con disabilità nel mondo del lavoro attraverso il "collocamento mirato". «È un’ottima legge, innovativa, per tanti versi antesignana della stessa Convenzione Onu, poi ulteriormente migliorata con il D.Lgs. 151/2015 (“Jobs Act”). Pertanto con queste legge dovremmo avere nel mondo del lavoro vero, sia nel privato che nel pubblico, una quantità industriale di persone con disabilità che, appunto, grazie al loro ingresso nel mondo del lavoro siano usciti da percorso un percorso meramente assistenziale, acquisendo un ruolo di cittadini attivi e produttivi. Invece non è così». A parlare è Roberto Speziale, presidente nazionale di Anffas. Invece ci sono in Italia 145mila posti di lavoro scoperti fra quelli riservati a persone con disabilità: «145mila persone che domani mattina potrebbero lavorare». Invece ci sono 775mila persone con disabilità iscritte alle liste di collocamento e al ritmo di circa 30mila avviamenti annui, «a spanne significa che ci vorranno 25 anni per smaltire le liste» . Dato altrettanto preoccupante è quello relativo alla Pubblica Amministrazione, «che dovrebbe essere la prima a dare attuazione alle leggi, e che, invece, fa registrare un 33% di inadempienza».

Roberto Speziale è amaro mentre mette in fila i dati da poco usciti. Quelli del report Conoscere il mondo disabilità: persone, relazioni e istituzioni (Istat, 2019), ad esempio. «Il report evidenzia giustamente come la legge n. 68 del 1999 ha introdotto l’istituto del collocamento mirato superando il precedente collocamento obbligatorio che si configurava come un mero strumento risarcitorio nei confronti delle persone con gravi problemi di salute. La legge concepisce l’inserimento lavorativo come una opportunità di autorealizzazione e uno strumento di inclusione sociale; essa si propone di mettere in comunicazione domanda e offerta di lavoro, di favorire la valorizzazione delle abilità delle persone e l’individuazione degli strumenti di inserimento personalizzato nei luoghi di lavoro, coerentemente con il principio dell’accomodamento ragionevole poi definito nell’articolo 2 della Convenzione Onu». È lo stesso report – cita Speziale - a scrivere che «malgrado questa lungimirante normativa resta rilevante lo svantaggio, nel mercato del lavoro, delle persone con disabilità. Infatti, considerando la popolazione compresa tra i 15 e i 64 anni, risulta occupato solo il 31,3% di coloro che soffrono di gravi limitazioni gravi (26,7% tra le donne, 36,3% tra gli uomini) contro il 57,8% delle persone senza limitazioni. A livello territoriale il dato peggiore è quello del Mezzogiorno: solo il 18,9% delle persone con disabilità sono occupate. Contrariamente a quanto normalmente accade nelle analisi disaggregate a livello territoriale, il dato migliore in questo caso non è quello del Nord ma quello del Centro: 42,2% di persone con disabilità occupate, contro il 37,3%. Una plausibile spiegazione di tale evidenza è che le persone con disabilità sono in prevalenza occupate non nel settore privato ma nella Pubblica Amministrazione: il 49,7% rispetto al 41,3% per le persone senza limitazioni. Con riferimento al settore privato, l’agricoltura precede, sotto questo aspetto, i servizi e l’industria. Inoltre, le persone con disabilità sono frequentemente lavoratori autonomi ma raramente dirigenti, professionisti o imprenditori».

Altri dati, il 21 gennaio 2020, li ha forniti il sottosegretario Francesca Puglisi, rispondendo a un’interrogazione dell’onorevole Walter Rizzetto (FdI), Attuazione delle disposizioni in materia di integrazione lavorativa delle persone disabili, di cui alla legge n. 68 del 1999 (5-03354, qui il testo della risposta). Citando la Fondazione Studi consulenti del Lavoro e il rapporto intitolato L'inclusione lavorativa delle persone con disabilità in Italia, la sottosegretaria ha ammesso che «nel 2018 si registravano in Italia 145.327 posizioni lavorative destinate ai disabili ma non ancora coperte». Inoltre, sempre secondo il citato Rapporto «poche differenze emergono tra le organizzazioni pubbliche e quelle private (la quota di “scopertura” si attesta sullo stesso livello)». Per il settore privato, nel 2012, il numero di posizioni scoperte a livello nazionale risultava essere di 41.304, dato sceso a 26.739 nel 2013. Mentre per il settore pubblico il numero di posizioni scoperte a livello nazionale risultava essere 12.989; dato aumentato a 14.499 nel 2013. Il sottosegretario ha fatto presente «che l'azione di questo Ministero è fortemente incentrata sul tema del collocamento al lavoro delle persone disabili. Per questi lavoratori, bisogna investire anche in formazione e aiutarli.... continua a leggere l'articolo

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